Il pane – Umberto Fraccacreta

Nel 1928 Umberto Fraccacreta scriveva “Il Pane”, il poemetto che più di tutti gli ha reso la celebrità. Sono passati più di novant’anni, ma la sua attualità è spiazzante.

All’epoca c’era l’esaltazione del mondo industriale, del lavoro in fabbrica, nelle officine del nord Italia e molti ragazzi, molti giovani, abbandonavano le loro terre, abbandonavano la fatica nei campi per un miraggio di benessere che era solo effimero. Lo racconta palesemente Umberto Fraccacreta facendo fare un viaggio al figlio del protagonista del suo poemetto, figlio che, a sua volta, per seguire quel miraggio, lascia in Puglia anche il suo figlioletto, oltre alla moglie e alla sua famiglia d’origine. Si tratta, però, di un’illusione. Un’illusione che, tra l’altro, dura poco.

Il figlio del nostro protagonista, idealmente il figlio della nostra Terra, torna dopo meno di un anno e, nel ritornare, ritrova le sue origini meravigliose, dal paesaggio, alle relazioni umane.

Oggi, a distanza di quasi un secolo dalla scrittura di questo poemetto fondamentale per la letteratura pugliese, le condizioni sono più o meno le stesse. Ci sono altri miraggi, dalla new economy, alle esperienze lavorative all’estero, ci sono i bitcoin i quali addirittura promettono di garantire rendite tali da far abbandonare il lavoro per sempre e c’è, soprattutto, un’instabilità politica, economica e sociale che offusca la ricchezza e le opportunità che offre la nostra terra.

Sacche di resistenza, chiamiamole così, predicano e praticano da tempo il ritorno all’agricoltura. Predicano e praticano da tempo, pur restando pochissimi, l’abbandono della pratica dell’agricoltura convenzionale e un ritorno ad un’agricoltura sana.

“Or non sai che quaggiù non v’è ricchezza, / se coraggio non v’è, tenacia e fede? /che la ricchezza vera è dentro noi?”.

Ecco, forse in questo passaggio de “Il pane” si trova la chiave di volta di tutto. La ricchezza arriva con il coraggio, la tenacia e la fede. Soprattutto deve essere chiaro che la nostra vera ricchezza siamo noi, con le nostre intelligenze, le nostre idee ed il nostro lavoro.